I materiali di campagna elettorale sono l’insieme degli strumenti fisici stampati che un candidato, una lista o un partito producono e distribuiscono per farsi conoscere agli elettori. Anche nell’era dei social, dei video e dei podcast, i materiali fisici restano fondamentali — soprattutto per le campagne comunali e regionali, dove il contatto territoriale è ancora il principale veicolo di voti. In questa guida hub ti presento i 3 materiali principali (manifesti, santini, volantini) con link alle guide approfondite, gli altri materiali utili che ogni campagna dovrebbe considerare, la normativa comune (committente, par condicio, sanzioni), il regime fiscale agevolato con IVA al 4% e il calendario di pianificazione tipico.
Indice
Aggiornato il 15 maggio 2026 — Marco Venturini, consulente in comunicazione politica e spin doctor con oltre 13 anni di esperienza in campagne italiane di ogni livello.
Cosa sono i materiali di campagna elettorale e perché servono ancora nel 2026
Per materiali di campagna elettorale si intendono tutti gli oggetti fisici stampati prodotti durante una campagna per veicolare il messaggio politico del candidato: manifesti murali, santini tascabili, volantini distribuiti a mano, locandine, gadget di vario tipo. È la dimensione materiale e tradizionale della comunicazione politica, complementare a quella digitale dei social e a quella mediatica della TV.
L’idea che i materiali siano «ormai sorpassati» è uno degli equivoci più diffusi tra candidati alle prime esperienze. Soprattutto dopo il ban delle inserzioni politiche a pagamento UE entrato in vigore il 10 ottobre 2025 (Regolamento UE 2024/900), che ha tolto ai politici uno dei canali di marketing più efficaci dell’ultimo decennio, i materiali fisici sono tornati ad essere centrali. Tre ragioni concrete del loro valore residuo:
- Raggiungono l’elettorato non digitale. Milioni di italiani, soprattutto sopra i 60 anni, non sono attivi sui social. I materiali fisici sono spesso l’unico modo per intercettarli.
- Producono retargeting visivo. Vedere ripetutamente il volto del candidato in più contesti (manifesto, santino in tasca, volantino nelle case) costruisce familiarità e fiducia.
- Istituzionalizzano la candidatura. Una lista che non ha manifesti, santini e volantini in giro viene percepita come “non vera”. I materiali sono la prova fisica che si è in corsa.
I tre materiali centrali di ogni campagna sono: manifesti, santini, volantini. Ognuno serve a un obiettivo distinto. Vediamoli rapidamente, con link alle guide approfondite.
Manifesti elettorali
Il manifesto elettorale è il cartellone affisso negli spazi pubblici autorizzati dal Comune o negli spazi affissionali commerciali. Formati tipici: 70×100 cm per gli spazi comunali standard, 6×3 metri per le grandi piazze e gli assi di scorrimento urbano. Si stampa su carta blueback (per affissioni standard) o PVC (per esterni esposti agli agenti atmosferici e per i 6×3).
Funzione strategica del manifesto: retargeting visivo e istituzionalizzazione della candidatura. Il manifesto non convince nessuno a votarti (per quello servono comizi, video, porta a porta), ma rinforza il riconoscimento del tuo volto in chi ti ha già visto in altri contesti. È un tassello fondamentale del mix di comunicazione integrata.
Anche le vele e i cartelli stradali (banner mobili o fissi attaccati a strutture esterne in zone di passaggio) rientrano in questa categoria — sono di fatto manifesti adattati a supporti diversi, con le stesse regole grafiche e legali. Per l’approfondimento completo (5 elementi obbligatori, foto, slogan, colori sgargianti, regole sulle affissioni e sanzioni), leggi la guida dedicata: come creare manifesti elettorali efficaci.
Santini elettorali
Il santino elettorale è il bigliettino in formato carta di credito (85×55 millimetri) che il candidato o i militanti consegnano in mano agli elettori durante la campagna. Spesso chiamato anche “biglietto da visita politico”, il santino e il biglietto da visita politico sono di fatto la stessa cosa: un bigliettino tascabile pensato per stare nel portafoglio.
Funzione strategica dei santini politici: raccogliere preferenze. Non serve a persuadere, quello lo fanno comizi, social, porta a porta. Serve a far ricordare nome e cognome del candidato a chi ha già deciso di votare il suo partito, perché in cabina elettorale dovrà scrivere quel nome a mano. Senza santino, molti elettori che ti hanno scelto si dimenticano del tuo cognome al momento decisivo.
Sul retro del santino vanno le istruzioni di voto (colore della scheda, simbolo barrato, nome in corsivo), la data delle elezioni e il committente responsabile. Per la guida completa con template PDF gratuito scaricabile, regole per la doppia preferenza di genere e la strategia in 2 mosse per raccogliere preferenze, vedi: santini elettorali: come crearli efficaci.
Volantini elettorali
Il volantino elettorale è il foglio stampato in formato A5 (148×210 mm) o A4 (210×297 mm), fronte/retro, distribuito a mano da candidato e militanti durante banchetti, porta a porta, eventi pubblici. È lo strumento delle attività di contatto con i cittadini.
Funzione strategica del volantino: persuasione e compattazione della base militante. Non porta voti direttamente, ma è il “materiale di lavoro” dei volontari della tua lista — senza volantino in mano, un militante non sa cosa fare al banchetto. La regola dei 4 volantini (uno per il militante, uno con la faccia del candidato, uno di negative campaigning o risultati, uno con il programma) è la cornice operativa standard di una campagna ben fatta.
Una pratica diffusa ma sconsigliata è la distribuzione dei volantini nelle cassette postali (cassettizzazione anonima): viene percepita come spam politico e ha effetto marginale, salvo eccezioni specifiche (lettera personale di sindaci uscenti). Per l’approfondimento completo, normativa aggiornata 2026 (Legge 212/1956, Legge 515/1993, regole locali) e tutti gli errori da evitare, leggi: volantini elettorali: la regola dei 4 + normativa.
Altri materiali utili in campagna elettorale
Oltre ai tre materiali principali, una campagna ben strutturata può aggiungere alcune categorie complementari, ciascuna con una funzione specifica.
Locandine A3 e A4
Le locandine formato A3 (297×420 mm) o A4 (210×297 mm) sono materiali “intermedi” tra il manifesto e il volantino. Si usano principalmente per:
- Vetrine di esercizi commerciali amici (bar, negozi, ristoranti che ti sostengono).
- Bacheche di associazioni, circoli, parrocchie, palestre.
- Eventi specifici della campagna: locandine che annunciano un comizio, un dibattito, un’iniziativa.
- Sedi di partito o di lista: come decoro interno + per consegna a chi entra in sede.
Le locandine seguono le stesse regole grafiche dei manifesti (faccia in primo piano, slogan, cognome dominante, committente in basso), ma in formato ridotto.
Totem da banchetto e roll-up per eventi
I totem (pannelli verticali autoportanti) e i roll-up (banner arrotolabili su base estensibile) sono strumenti dedicati agli eventi:
- Banchetti e gazebo in piazza: il totem rende il banchetto visibile da lontano e identifica la lista.
- Comizi indoor: roll-up dietro al candidato funzionano da fondale grafico ben visibile in TV e nelle foto.
- Sedi di lista, sale conferenze, ristoranti per cene di partito: il roll-up dà solennità all’evento.
Sono materiali riutilizzabili (durano l’intera campagna e oltre), quindi un investimento di buon ritorno. Stampa su PVC o tessuto rinforzato per garantire durata.
Gadget di campagna (merchandising politico)
I gadget hanno una doppia funzione: rafforzare l’identità della campagna tra i sostenitori (chi indossa una spilla è già un alleato visibile) e fungere da fonte di entrate quando vengono rivenduti. I più diffusi:
- Spille e adesivi: economici, indossabili, distribuiti a costo zero ai militanti.
- Bandiere: per i banchetti, i comizi, le sedi.
- Magliette: indossate dai militanti durante la campagna, vendibili ai sostenitori.
- Tazze, cappellini, penne, borracce, portachiavi: gadget classici da banchetto.
Il gadget vincente è semplice: simbolo della lista, slogan, eventualmente nome del candidato. Niente design troppo elaborati che riducono la riconoscibilità immediata.
Materiali che NON includo qui (rimandi)
- Biglietti da visita politici → sono di fatto la stessa cosa dei santini elettorali. Stesso formato 85×55 mm, stessa funzione.
- Vele, cartelli mobili, banner stradali → rientrano nella categoria dei manifesti elettorali adattati a supporti diversi.
- Cassettizzazione di volantini e lettere nelle cassette postali → trattata nel pillar volantini elettorali, dove spiego perché è sconsigliata per i volantini e l’unica eccezione che funziona (lettera personale del sindaco uscente).
La normativa comune ai materiali elettorali
Tutti i materiali di campagna elettorale sono soggetti a una normativa comune che vale trasversalmente per manifesti, santini, volantini, locandine e gadget stampati. Le quattro regole fondamentali che ogni candidato deve conoscere prima di andare in stampa:
1. Committente responsabile
Ogni materiale stampato di propaganda elettorale deve riportare nome, cognome e indirizzo del committente responsabile — la persona fisica che si assume la responsabilità legale del contenuto. È un obbligo previsto dalla Legge 4 aprile 1956, n. 212. Va indicato in caratteri leggibili (non microscopici), tipicamente nel bordo inferiore del materiale. La mancanza espone a sanzioni amministrative e al sequestro del materiale.
2. Indicazioni di stampa
Sui materiali stampati vanno riportate anche le indicazioni della tipografia che ha eseguito la stampa (denominazione, luogo di stampa). È previsto dal principio di trasparenza della propaganda elettorale e dalla disciplina sugli stampati. Le tipografie professionali aggiungono automaticamente queste indicazioni in fase di produzione.
3. Periodo consentito e silenzio elettorale
- La distribuzione e affissione dei materiali è consentita nei 30 giorni precedenti il voto.
- Dalla mezzanotte del giorno antecedente il voto fino alla chiusura dei seggi vige il silenzio elettorale: distribuzione e affissione di nuovi materiali sono vietate.
- Nelle vicinanze dei seggi (di norma entro 200 metri), durante le operazioni di voto è vietata ogni forma di propaganda, inclusa distribuzione di volantini e santini.
4. Sanzioni per le violazioni
- Sanzioni amministrative pecuniarie per propaganda effettuata in violazione delle regole (es. affissione abusiva fuori dagli spazi, distribuzione durante silenzio elettorale, materiali senza committente).
- Rimozione coattiva dei materiali affissi o distribuiti irregolarmente, con addebito delle spese al committente.
- Nei casi più gravi (contenuti diffamatori, finanziamenti irregolari della campagna), sanzioni penali e ineleggibilità del candidato.
Per le regole specifiche di ciascun materiale (es. spazi affissionali per i manifesti, distribuzione nelle cassette postali per i volantini), vedi i pillar dedicati linkati sopra.
Il regime fiscale dei materiali elettorali: IVA al 4%
Una conoscenza poco diffusa ma di valore pratico immediato: la stampa dei materiali di propaganda elettorale in Italia gode di un regime fiscale agevolato con IVA al 4%, contro l’aliquota ordinaria del 22% applicata a gran parte degli altri beni e servizi. È un’agevolazione introdotta storicamente per favorire il pluralismo politico e contenere i costi delle campagne elettorali.
Base normativa
Il riferimento principale è la Tabella A allegata al DPR 26 ottobre 1972, n. 633 (Testo Unico IVA), e successive modifiche. Tra i beni e servizi assoggettati ad aliquota ridotta al 4% rientrano i materiali editoriali e di propaganda politica, secondo i criteri definiti dalla normativa fiscale e dalle prassi dell’Agenzia delle Entrate. In pratica, le tipografie applicano direttamente in fattura l’IVA agevolata quando il committente dichiara che si tratta di materiale elettorale o di propaganda politica.
Cosa beneficia dell’aliquota agevolata
Tipicamente l’aliquota agevolata si applica a:
- Manifesti elettorali e affini (locandine, vele).
- Santini, biglietti elettorali, fac simile di voto.
- Volantini, depliant, pieghevoli di propaganda politica.
- Programmi elettorali stampati.
- Stampati istituzionali di partito o movimento con contenuto politico.
L’aliquota agevolata generalmente non si applica ai gadget non stampati (penne, magliette, spille metalliche), che restano soggetti all’aliquota ordinaria. Per la determinazione precisa del trattamento fiscale del singolo materiale, va sempre verificato con il tipografo o con il commercialista che cura la contabilità della campagna.
Come ottenere l’IVA agevolata
- Comunica chiaramente al tipografo che il materiale è “di propaganda elettorale” o “stampato politico” prima dell’ordine.
- Indica nella richiesta di preventivo il committente responsabile (la persona fisica responsabile della campagna).
- Verifica che la fattura riporti correttamente l’aliquota IVA al 4% e la causale di campagna elettorale.
- Conserva tutte le fatture per il rendiconto delle spese di campagna (obbligatorio per candidature al Parlamento e raccomandato per le altre).
Su una campagna che spende 5.000 euro in materiali stampa, l’IVA agevolata significa risparmiare circa 900 euro rispetto all’aliquota ordinaria. Su campagne più grandi il risparmio diventa significativo. Vale la pena chiedere sempre l’aliquota corretta.
Tempi di stampa e calendario di campagna
Pianificare bene i tempi di produzione e stampa dei materiali è cruciale: una campagna sotto pressione che arriva all’apertura del periodo di propaganda con materiali non pronti perde i primi giorni più importanti. Ecco la sequenza operativa che do ai candidati che seguo:
- 90-60 giorni prima del voto: definizione di slogan, foto del candidato, identità visiva di lista, brief grafico per ciascun materiale.
- 60-45 giorni prima: produzione dei bozzetti grafici di tutti i materiali (manifesti, santini, volantini, locandine). Minimo 2-3 cicli di revisione per ciascuno.
- 45-30 giorni prima: richiesta preventivi a 2-3 tipografie. Ordine al tipografo scelto. Per quantità importanti (oltre 5.000 copie complessive) servono 7-10 giorni di stampa.
- 30 giorni prima — APERTURA del periodo di propaganda. I materiali devono essere già pronti.
- Da 30 a 15 giorni prima: distribuzione delle prime ondate. Manifesti affissi negli spazi assegnati, volantini distribuiti ai banchetti, santini iniziati a circolare.
- 15-7 giorni prima: seconda ondata. Ristampe se necessarie. I militanti intensificano il porta a porta.
- Ultima settimana: terza ondata. Volantini di “appello al voto”, manifesti finali, gadget distribuiti agli ultimi banchetti.
- 2 giorni prima del voto: tutto in giro. Da questo momento in poi non si stampa più nulla.
- Giorno prima del voto + giorno del voto: silenzio elettorale. Niente nuove distribuzioni o affissioni.
I 7 errori più comuni nella scelta dei materiali di campagna
- Iniziare tardi. Aspettare 30 giorni prima del voto per pensare ai materiali significa arrivare alla campagna senza nulla in mano nei primi giorni più visibili.
- Non chiedere l’IVA agevolata al 4%. Su una campagna media perdere il regime agevolato significa centinaia o migliaia di euro buttati.
- Materiali incoerenti tra loro. Manifesto con un colore, santino con un altro, volantino con un terzo. La coerenza visiva moltiplica il riconoscimento; l’incoerenza lo distrugge.
- Mancata indicazione del committente. Errore tecnico ma con conseguenze legali concrete: sanzioni amministrative e in casi gravi sequestro del materiale.
- Cassettizzazione anonima dei volantini. Inefficace, percepita come spam, controproducente. Vedi il pillar volantini per i dettagli.
- Affissione abusiva dei manifesti fuori dagli spazi. Multe da poche centinaia di euro a Comune e — peggio — pessima reputazione presso gli elettori che vedono violare le regole.
- Trascurare i gadget di militanza. Spille e adesivi costano pochissimo e trasformano ogni sostenitore in un cartellone vivente. Eppure tante campagne non li producono.
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I materiali sono uno degli ingredienti più tecnici di una campagna elettorale: vanno scelti, progettati, stampati e distribuiti con metodo. Negli anni ho costruito due percorsi specifici, in base al tuo livello di partenza:
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Domande frequenti sui materiali di campagna elettorale
Quali sono i materiali principali di una campagna elettorale?
I tre materiali principali sono: manifesti elettorali (per affissione murale), santini elettorali (formato carta di credito da consegnare in mano per raccogliere preferenze), volantini elettorali (A5 o A4 distribuiti da militanti e candidato). A questi si aggiungono locandine A3-A4 per vetrine e bacheche, totem e roll-up per eventi, gadget di vario tipo (spille, bandiere, magliette).
I materiali fisici servono ancora con i social network?
Sì, soprattutto dopo il ban delle inserzioni politiche UE entrato in vigore il 10 ottobre 2025. I materiali fisici raggiungono l’elettorato non digitale (over 60), producono retargeting visivo e istituzionalizzano la candidatura. Sono complementari ai social, non sostituibili.
Cosa deve obbligatoriamente comparire su un materiale elettorale?
Nome, cognome e indirizzo del committente responsabile (Legge 212/1956), in caratteri leggibili. Le indicazioni della tipografia (denominazione, luogo di stampa). Il contenuto deve essere lecito: vietati contenuti diffamatori, contrari al buon costume o all’ordine pubblico. La mancanza del committente espone a sanzioni amministrative e sequestro.
L’IVA sui materiali elettorali è agevolata?
Sì. Lo stampa dei materiali di propaganda elettorale gode di un regime fiscale agevolato con IVA al 4% (Tabella A allegata al DPR 633/72 e successive modifiche), contro l’aliquota ordinaria del 22%. Le tipografie applicano l’IVA al 4% in fattura quando il committente dichiara la natura elettorale del materiale. Non si applica ai gadget non stampati.
Quando posso iniziare a distribuire i materiali?
La distribuzione e l’affissione sono consentite nei 30 giorni precedenti il voto. Dalla mezzanotte del giorno antecedente il voto vige il silenzio elettorale: distribuzione e affissione di nuovi materiali sono vietate. Nelle vicinanze dei seggi (di norma 200 metri) durante le operazioni di voto è vietata ogni forma di propaganda.
Quanto tempo prima del voto devo iniziare a progettare i materiali?
Almeno 60-90 giorni prima del voto. La sequenza realistica: 90-60 giorni per definizione di slogan, foto, identità visiva; 60-45 giorni per bozzetti grafici e revisioni; 45-30 giorni per preventivi e stampa; 30 giorni prima del voto i materiali devono essere già pronti per l’apertura del periodo di propaganda.
Posso distribuire volantini nelle cassette postali?
È legale ma fortemente sconsigliato: la cassettizzazione anonima viene percepita come spam politico e produce effetti marginali. L’unica eccezione che funziona è la lettera personale di un politico già conosciuto sul territorio (sindaco uscente, assessore in carica). Vedi il pillar volantini elettorali per i dettagli.
I biglietti da visita politici sono la stessa cosa dei santini?
Sì, sono di fatto la stessa cosa: bigliettini in formato carta di credito (85×55 mm) da consegnare a mano per raccogliere preferenze. Stessa funzione, stessa progettazione. La denominazione “biglietto da visita politico” è semplicemente un modo più moderno e meno religioso di chiamare il santino elettorale.
Quali gadget di campagna conviene fare?
Spille e adesivi (economici, distribuibili a costo zero ai militanti), bandiere (per banchetti e comizi), magliette (indossate dai militanti, vendibili ai sostenitori per raccolta fondi), tazze/cappellini/penne/borracce per banchetti. Doppia funzione: rafforzare l’identità della campagna e generare entrate dalla vendita ai sostenitori.
Quali sono gli errori più comuni nella scelta dei materiali?
Iniziare tardi, non chiedere l’IVA agevolata al 4%, materiali incoerenti tra loro per colori e grafica, mancata indicazione del committente responsabile, cassettizzazione anonima dei volantini, affissione abusiva dei manifesti fuori dagli spazi consentiti, trascurare i gadget di militanza che a basso costo trasformano ogni sostenitore in “cartellone vivente”.