Il volantino elettorale è il foglio A5 o A4 stampato fronte/retro che il candidato e i militanti distribuiscono di persona durante la campagna. Non porta voti direttamente: è un risultato contro-intuitivo dei miei 13 anni di campagne, ma vero. Eppure è indispensabile, per due ragioni precise: compatta la base militante dando uno strumento concreto agli attivisti, e segnala la presenza della candidatura sul territorio. In questa guida ti mostro la regola dei 4 volantini che ogni campagna deve produrre, come scriverli, come distribuirli (e dove invece NON distribuirli), le regole legali aggiornate e gli errori più comuni.
Indice
Aggiornato il 12 maggio 2026 — Marco Venturini, consulente in comunicazione politica e spin doctor con oltre 13 anni di esperienza, dalle elezioni comunali alle politiche nazionali.
Cos’è un volantino elettorale e perché serve ancora nel 2026
Il volantino elettorale è il foglio stampato — di norma A5 (148×210 mm) o A4 (210×297 mm), fronte/retro — che viene distribuito a mano dal candidato, dai militanti e dagli attivisti durante la campagna. È materiale di propaganda elettorale a tutti gli effetti, regolato dalle leggi italiane e dalla normativa locale dei singoli Comuni.

Anche nell’era dei social, dei video virali e delle dirette streaming, i volantini sono ancora oggi presenti in ogni tornata elettorale italiana. Ma vanno usati con un’idea precisa di cosa fanno (e di cosa NON fanno), altrimenti diventano carta sprecata.
Santino vs manifesto vs volantino: tre strumenti, tre funzioni
Prima di entrare nel merito è importante chiarire una confusione che vedo fare a moltissimi candidati: santino, manifesto e volantino sono tre strumenti diversi, con funzioni distinte. Confonderli significa progettarli male e sprecare budget.
- Manifesto elettorale (70×100 cm o 6×3 m): affisso sui muri della città. Funzione: retargeting visivo e istituzionalizzazione della candidatura.
- Santino elettorale (85×55 mm, formato biglietto da visita): consegnato in mano. Funzione: raccolta preferenze, far ricordare nome e cognome.
- Volantino elettorale (A5 o A4): distribuito a mano da militanti e candidato. Funzione: persuasione, programma, compattazione della base.
Tre strumenti, tre obiettivi, tre design diversi. Se cerchi di fare tutto con un solo materiale fallisci su tre fronti contemporaneamente.
I 2 motivi per cui devi fare i volantini elettorali
Ti dico subito una cosa contro-intuitiva, ma estremamente importante: i volantini elettorali non portano voti direttamente. Il foglietto in sé non convince nessuno a cambiare idea. Eppure sono indispensabili. I motivi sono due, ed entrambi sono tattici.
1. I volantini compattano la base militante
Stampare e distribuire ai militanti del partito i volantini elettorali permette a tutti gli attivisti di fare la propria parte in campagna. Indipendentemente dalla preparazione politica — e sappiamo che la maggior parte dei militanti non è del tutto informata e non sempre sa rispondere bene a ogni domanda — se hanno un volantino che “parla” al loro posto possono partecipare attivamente alla campagna.
Grazie al volantino, anche chi non sa argomentare o gestire compiti avanzati può andare al gazebo, presidiare un banchetto, distribuire al mercato la mattina, fare campagna per il candidato in cui crede. È uno strumento di delega operativa: senza volantino il militante non ha nulla da fare, con il volantino diventa parte attiva.
L’apporto dei militanti del partito alla campagna è oggi più che mai fondamentale. Uno studio dell’istituto Nielsen ha mostrato che il 74% degli italiani considera credibili i consigli di conoscenti diretti: è il cosiddetto “passaparola”. In piccoli comuni al voto o nei quartieri delle grandi città, dove ci si conosce quasi tutti, avere attivisti in giro che portano le idee del partito tra la gente vale più di qualsiasi spot.
Nel mio lavoro di consulenza in tutta Italia svolgo regolarmente sessioni di formazione per i militanti di liste e partiti — giornate in aula in cui insegno come rispondere alle domande, come approcciare le persone, come usare il volantino come gancio di conversazione. In queste sessioni vedo concretamente che l’idea di non stampare i volantini ha un effetto demoralizzante sulla base. I militanti vogliono il materiale, vogliono sentirsi utili. Privarli del volantino significa perdere il loro entusiasmo.
2. Far vedere che ci sei
Il secondo motivo è la segnalazione di presenza. Con il volantino non prenderai voti agli avversari, non farai cambiare idea a chi vota un altro partito — ma farai sapere a tutti che ci sei, che anche la tua lista corre alle elezioni. È un’informazione che molti elettori, sorprendentemente, non hanno.
Chi vota abitualmente il tuo partito a livello nazionale, ma non sa che la stessa lista corre anche a livello locale, viene informato dal volantino e molto probabilmente voterà per te. Questo vale soprattutto nei Comuni dove sono spesso presenti liste civiche senza simboli di partito, e non si dà per scontato che tutti i partiti principali corrano.
Inoltre, nelle realtà più piccole non ci sono TV locali attive in campagna, oppure le TV locali non partecipano per le difficoltà burocratiche legate alla par condicio. Le televisioni nazionali e i grandi giornali non parlano dei candidati minori. In questi contesti — che sono la maggior parte del territorio italiano — il volantino diventa indispensabile per esistere.
Nei contesti grandi invece, dove sei in TV e sei un candidato di rilievo, il volantino ti serve solo per il punto uno, ovvero a tenere mobilitata la base. Ma il punto uno da solo basta a giustificarne la stampa.
La regola dei 4 volantini elettorali
Un singolo volantino “che dice tutto” non funziona mai. La regola che applico da anni con i candidati che seguo è quella della serie di 4 volantini, ognuno con un tema preciso e un destinatario specifico. Ogni volantino è monotematico: una sola idea, comunicata bene.
Il primo volantino: dedicato al militante
Il primo concetto contro-intuitivo, e per questo efficace: il primo volantino fallo pensando al militante, non solo all’elettore. Perché? Perché è il militante che dovrà distribuirlo. Se l’argomento del volantino lo entusiasma, lo distribuirà con energia, ne parlerà con calore, troverà occasioni per regalarlo. Se invece l’argomento gli è indifferente, il volantino resterà nella scatola.
Chiediti: cosa sta più a cuore al mio militante? Di quale argomento ha piacere di parlare? Anche se sono temi che interessano poco alla massa, ma molto alla base — temi ambientali, problemi locali specifici, battaglie ideali identitarie — fai un volantino su quei temi. Il primo volantino è uno strumento di motivazione interna prima ancora che esterna.

Il secondo volantino: la faccia del candidato
Il secondo volantino è quello con la faccia del candidato principale (candidato sindaco, candidato presidente di regione, leader di lista). È il volantino di presentazione, quello che fa vedere chi sei a chi non ti conosce.
Devi sapere che secondo la scienza, il volto umano è la prima cosa che guardiamo per farci un’opinione su qualcuno. Se la faccia ispira fiducia, siamo disposti ad ascoltarlo; se non ispira fiducia, abbiamo già deciso di non votarlo prima ancora di leggere una parola del programma. Può sembrare un atteggiamento superficiale, ma è la scienza a dirlo: bastano una frazione di secondo e i tratti del viso a determinare la prima impressione.
Nel volantino con la tua faccia inserisci anche:
- Nome e cognome (cognome dominante)
- Data delle elezioni
- Ruolo al quale ti candidi (sindaco, consigliere, presidente)
- Simbolo del partito o della lista
- Lo slogan della campagna
Per costruire uno slogan elettorale efficace ho scritto la guida più completa in italiano: leggi come scrivere uno slogan elettorale vincente.

Il terzo volantino: negative campaigning (o bilancio risultati)
Il terzo volantino dipende dalla tua posizione: se sei lo sfidante o se sei l’uscente.
Se sei lo sfidante (partito di opposizione, candidato esterno alla maggioranza uscente): fai un volantino di negative campaigning contro il tuo avversario principale. Elenca i suoi errori politici concreti, le sue promesse non mantenute, le malefatte se ci sono, gli scandali pubblici, le leggi controverse che ha approvato. Numeri e fatti, non aggettivi.

Se sei l’uscente (sindaco o presidente in carica che si ricandida): fai il terzo volantino con i risultati ottenuti. Elenca le opere realizzate, i numeri della tua amministrazione, i progetti chiusi, le promesse mantenute. E invita la cittadinanza ad aiutarti a continuare il lavoro. Anche qui, numeri e fatti, mai promesse generiche.
Il quarto volantino: il programma elettorale
L’ultimo volantino è dedicato al programma politico. Qui c’è una verità contro-intuitiva che ho imparato sul campo: nessuno legge davvero il programma di un partito, ma tutti vogliono che esista. Sembra paradossale, ma è così.
Il solo fatto che tu abbia un programma scritto, organizzato, distribuito, dà sicurezza all’elettore. Non gli interessa davvero leggerlo punto per punto, ma gli piace sapere di poterlo consultare. È un segnale di serietà, di lavoro fatto, di rispetto per chi vota.
Il quarto volantino quindi riporta i punti principali del programma. Essendoci più testo del solito, puoi stampare su una facciata il simbolo del partito o della lista (più la faccia del candidato e lo slogan), e sul retro il programma per esteso in punti.

Formato, layout e regole grafiche
Indipendentemente dal tipo di volantino, valgono regole grafiche universali che fanno la differenza tra un volantino letto e uno cestinato:
- Formato A5 (148×210 mm) per i primi tre volantini — entra in tasca, si distribuisce facilmente al banchetto, non ingombra.
- Formato A4 (210×297 mm) per il quarto volantino del programma — c’è più testo, serve più spazio.
- Stampa fronte/retro sempre, su carta patinata 130-170 grammi.
- Monotematico: un solo messaggio per volantino. Mai mescolare temi.
- Gerarchia visiva: titolo grande in alto, sotto-titolo, testo breve. L’occhio deve sapere subito dove andare.
- Colori sgargianti e coerenti con il resto della campagna (stesso impianto cromatico di manifesti e santini).
- Niente font calligrafici, niente effetti grafici eccessivi. Pulizia e leggibilità.
Election day: specifica sempre il tipo di elezione
Come per il santino elettorale, anche sul volantino è essenziale specificare a quale elezione ti candidi (politiche, regionali, comunali) e in caso di election day il colore della scheda. Senza questa indicazione l’elettore in cabina rischia di confondersi tra le diverse schede aperte sul tavolo e di sbagliare il voto. Sembra un dettaglio: ho visto candidati restare fuori per pochi voti proprio per questo errore.
I volantini NON devono essere divertenti o creativi
Tentazione ricorrente dei candidati alla prima campagna: rendere il volantino “originale”, “divertente”, “fuori dagli schemi” per distinguersi dagli altri. È un errore, identico a quello che vedo sui manifesti elettorali.
- Distrugge la fiducia. Un volantino divertente viene letto come “non serio”. E la fiducia è il primo driver di voto.
- Riduce la chiarezza del messaggio. La creatività aggiunge rumore visivo e testuale, sottraendo spazio al concetto principale.
- Espone a satira e meme. Un volantino strano diventa subito materiale per i social degli avversari.
- Non viene preso sul serio dai militanti, che si sentiranno a disagio nel distribuirlo.
La creatività sul volantino sta tutta in due cose: un titolo forte e un’idea singola comunicata bene. La grafica deve essere pulita, leggibile, identica alla resto della campagna. Niente di più.
Come distribuire i volantini: la regola della consegna a mano
Qui sta la differenza tra una distribuzione efficace e una sprecata. Il volantino ha forza solo se consegnato a mano, in una relazione personale. Lo dico ai miei candidati da anni e ogni campagna lo conferma. Esistono cinque modalità di distribuzione utili:
- Banchetti e gazebo nei luoghi di passaggio (mercati, piazze, fuori dai supermercati, ingressi dei centri commerciali nelle giornate consentite). Il militante consegna il volantino a chi si avvicina, conversa, risponde alle domande.
- Porta a porta organizzato. Il militante (o il candidato) suona alle case in zone strategiche, si presenta, dice due parole, consegna il volantino. Funziona soprattutto nei piccoli e medi Comuni.
- Distribuzione personale del candidato. Il candidato in prima persona distribuisce volantini nei posti chiave: parrocchie, associazioni, circoli, mercati, eventi pubblici. La presenza del candidato vale dieci volte un volantino lasciato senza accompagnamento.
- Reti dei militanti. Ogni militante distribuisce il volantino ai propri amici, parenti, colleghi, vicini di casa. Sfrutta il passaparola che — come abbiamo visto — è il canale più credibile per il 74% degli italiani.
- Eventi di campagna: comizi, dibattiti, incontri pubblici. Il volantino si distribuisce all’ingresso o all’uscita, come “ricordo” della serata.

Cassette postali e volantinaggio anonimo: perché NON funzionano
Veniamo a una pratica diffusa ma fortemente sconsigliata: la distribuzione di volantini nelle cassette postali. È legale (con limiti), ma in 13 anni di campagne non ho mai visto un caso in cui abbia portato benefici diversi dal disturbo.
Il motivo è semplice: il volantino ha forza solo nella relazione personale. La vera potenza sta nel militante o nel candidato che parla con l’elettore, che si presenta, che costruisce o richiama una relazione preesistente, che fa una conversazione anche di pochi minuti. Il volantino in quel contesto è il “souvenir” della conversazione, qualcosa di concreto che resta in mano all’interlocutore.
Quando invece il volantino finisce nella cassetta postale senza nessuno che lo accompagna, viene percepito esattamente per quello che è: spam politico. Indistinguibile dalla pubblicità del supermercato, dalla pizzeria nuova in zona, dalle promozioni dell’idraulico. Il 90% di questi volantini finisce direttamente nel cestino della raccolta differenziata, spesso senza nemmeno essere guardato.
L’unica eccezione che funziona: la lettera del politico noto
C’è un’unica forma di “cassettizzazione” che funziona, ed è completamente diversa dal volantino: la lettera personale di un politico già conosciuto. Penso al sindaco uscente, agli assessori in carica, ai consiglieri regionali popolari sul territorio. Non un volantino, ma una vera lettera, lunga, scritta con calore, firmata personalmente, idealmente con busta intestata.
Una lettera del sindaco uscente che racconta cinque anni di amministrazione, ringrazia i cittadini, spiega cosa farebbe nei prossimi cinque anni e chiede sostegno è uno strumento potente — perché viene letta come una comunicazione personale, non come propaganda anonima. Funziona perché parte da un’autorità riconosciuta e instaura una relazione uno-a-uno con il destinatario.
Ma è un’eccezione, non la regola. Per chi non è già conosciuto sul territorio, qualsiasi cassettizzazione è uno spreco di carta, soldi e tempo. Meglio investire le stesse risorse in più giorni di banchetto e in più passaggi porta a porta.
Stampa, tempi e organizzazione operativa
La produzione dei volantini va pianificata nei tempi giusti per arrivare al voto con materiale fresco e abbastanza ondate distribuite. Ecco la sequenza che applico:
- 90-60 giorni prima del voto: definizione dei 4 volantini, contenuti, brief grafico, immagini, foto del candidato.
- 60-45 giorni prima: produzione del bozzetto grafico per tutti e 4 i volantini, revisioni, approvazione.
- 45-35 giorni prima: stampa del primo lotto in tipografia. Per quantità importanti (oltre 5.000 copie totali) servono 5-10 giorni di stampa.
- 30 giorni prima: avvio della distribuzione. Il primo volantino (quello per la base) parte tra i militanti, gli altri si succedono ondata per ondata.
- Da 30 a 7 giorni prima: rotazione dei 4 volantini sul territorio. Una distribuzione monotema concentrata in pochi giorni funziona meglio di una distribuzione mescolata.
- Ultima settimana: si insiste sul volantino della faccia + sul volantino del programma. Il volantino di negative campaigning va distribuito a metà periodo, non all’ultimo: l’elettore deve avere tempo di metabolizzare.
La normativa sui volantini elettorali: cosa dice la legge
I volantini elettorali in Italia rientrano nella disciplina generale della propaganda elettorale, regolata da diverse fonti normative che vanno conosciute prima di stampare e distribuire. Vediamole in modo sintetico.
Riferimenti normativi principali
- Legge 4 aprile 1956, n. 212 — disciplina storica della propaganda elettorale (affissioni, stampati, comizi). È ancora la cornice di riferimento per il materiale stampato, inclusi i volantini.
- Legge 10 dicembre 1993, n. 515 — norme sulla campagna elettorale per Camera e Senato, con obblighi di rendicontazione spese e indicazione del committente responsabile.
- Normativa locale — regolamenti comunali e provinciali, ordinanze prefettizie e delibere disciplinano in concreto luoghi e modalità (occupazione suolo pubblico, divieti in aree specifiche, eventuali tributi sul volantinaggio).
- Par condicio AGCOM — riguarda principalmente media e spazi di comunicazione politica, ma il principio di parità tra competitori fa da sfondo anche alla concessione di spazi di propaganda sul territorio.
Cosa deve obbligatoriamente comparire sul volantino
- Committente responsabile: nome, cognome e dati identificativi della persona fisica che si assume la responsabilità legale del contenuto. È un obbligo di legge su ogni stampato elettorale.
- Indicazioni di stampa: tipografia/stampatore e luogo di stampa, secondo il principio di trasparenza della propaganda elettorale.
- Contenuto lecito: sono vietati contenuti contrari al buon costume, all’ordine pubblico, diffamatori, o in violazione di norme penali e civili. L’autorità può intervenire e disporre il sequestro.
Dove e come si possono distribuire
- Distribuzione a mano in strada, porta a porta, nei luoghi aperti al pubblico è ammessa, nel rispetto del codice della strada, dei regolamenti locali e della proprietà privata.
- Banchetti e gazebo richiedono autorizzazione o SCIA al Comune e, in alcuni casi, il pagamento di canoni di occupazione suolo pubblico.
- Regolamenti comunali specifici: molti Comuni prevedono limiti di orario, divieti in determinate zone (centri storici, aree sensibili), e talvolta una “tassa volantinaggio”. Verifica sempre il regolamento del tuo Comune prima di iniziare.
Divieti di luogo e di tempo
- Vicinanza ai seggi: nei giorni di voto è vietata ogni propaganda entro un raggio dalle sezioni elettorali (di norma 200 metri), inclusa la distribuzione di volantini.
- Silenzio elettorale: dalla mezzanotte del giorno precedente il voto è vietata la propaganda diretta, compresa la distribuzione di nuovi volantini. Resta lecita la presenza di materiale già in possesso degli elettori.
- Affissioni abusive: i volantini affissi su muri, cabine telefoniche, arredi urbani senza autorizzazione sono sanzionati come affissione abusiva, distinta dalla consegna mano a mano o nelle cassette postali.
Responsabilità e sanzioni
- Responsabilità del committente: in caso di violazioni (contenuti illeciti, mancata indicazione del committente, distribuzione in periodi o luoghi vietati) risponde il committente responsabile indicato sul materiale.
- Sanzioni amministrative: i regolamenti locali e la legge 212/1956 prevedono sanzioni pecuniarie per propaganda effettuata in violazione delle regole (distribuzione in silenzio elettorale, in aree vietate, senza autorizzazione).
- Rimozione coattiva: il materiale affisso o distribuito in violazione delle regole può essere rimosso d’ufficio da Comune o autorità competenti, con addebito delle spese ai responsabili.
Tre regole pratiche da non dimenticare
- Coordinamento con il mandatario elettorale: ogni volantino dovrebbe passare dal mandatario per la corretta indicazione del committente, la coerenza con il rendiconto spese e la verifica preventiva dei contenuti.
- Verifica regolamenti locali: prima di stampare e distribuire, consulta sempre sito del Comune e della Prefettura per delibere su propaganda elettorale, ordinanze su volantinaggio, modulistica per occupazione suolo pubblico.
- Privacy e cassette postali: il recapito nelle cassette postali (se proprio decidi di farlo) non deve violare eventuali divieti condominiali esposti. Se è associato a banche dati nominative, va coordinato con la disciplina sul trattamento dei dati personali.
I 7 errori più comuni che vedo ad ogni campagna
- Un solo volantino “che dice tutto”. Mette troppe informazioni in una pagina, nessuna passa. Meglio 4 volantini monotematici.
- Cassettizzazione di massa. Senza relazione umana il volantino è spam. Spreco di soldi e di carta.
- Mancanza del committente responsabile. Violazione di legge, sanzionata e con possibile sequestro.
- Volantino “divertente” o creativo. Distrugge la fiducia, espone a satira. Attenersi alle regole.
- Distribuzione concentrata in 2-3 giorni. Si vede il candidato per una settimana e poi sparisce. Meglio ondate distribuite nei 30 giorni di campagna.
- Foto vecchia o foto di gruppo. Sul volantino della faccia serve un primo piano recente, mai gruppi o figure intere.
- Nessuna formazione dei militanti. Mandare militanti in giro senza un briefing su come usare il volantino, cosa rispondere e come gestire le obiezioni significa sprecare la loro buona volontà.
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Il volantino è uno strumento, ma una campagna elettorale è fatta di decine di strumenti che vanno orchestrati insieme. Negli anni ho costruito due percorsi specifici, in base al tuo livello di partenza:
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Domande frequenti sui volantini elettorali
I volantini elettorali servono ancora nell’era dei social?
Sì, per due ragioni precise: compattano la base militante dando uno strumento operativo agli attivisti, e segnalano la presenza della candidatura sul territorio nelle realtà piccole dove non arrivano TV e giornali. Il volantino non porta voti direttamente, ma è un moltiplicatore tattico delle altre attività.
Quanti volantini diversi devo fare in una campagna?
La regola dei 4 volantini funziona: uno dedicato al militante (tema identitario caro alla base), uno con la faccia del candidato principale, uno di negative campaigning (o di bilancio risultati se sei l’uscente), uno con il programma. Ogni volantino è monotematico, una sola idea per volantino.
Che formato deve avere un volantino elettorale?
Formato A5 (148×210 mm) per i primi tre volantini, formato A4 (210×297 mm) per il quarto del programma che ha più testo. Stampa fronte/retro su carta patinata 130-170 grammi.
Devo distribuire i volantini nelle cassette postali?
No, è fortemente sconsigliato. Il volantino ha forza solo nella relazione personale: consegnato a mano da militante o candidato, accompagnato da una breve conversazione. Nelle cassette postali viene percepito come spam politico e finisce direttamente nel cestino. In 13 anni di campagne non ho mai visto un caso in cui la cassettizzazione di volantini abbia portato benefici.
Quando funziona invece la lettera nelle cassette?
L’unica eccezione efficace è la lettera personale di un politico già conosciuto sul territorio (sindaco uscente, assessore in carica, consigliere regionale popolare). Non un volantino, ma una vera lettera lunga, scritta con calore, firmata personalmente. Viene letta come comunicazione personale, non come propaganda anonima.
Cosa deve obbligatoriamente comparire su un volantino elettorale?
Il committente responsabile (nome, cognome, dati identificativi), le indicazioni di stampa (tipografia e luogo). Il contenuto deve essere lecito: vietati contenuti diffamatori, contrari al buon costume o all’ordine pubblico. La mancanza del committente espone a sanzioni amministrative.
Quando posso iniziare a distribuire i volantini?
Nei 30 giorni precedenti il voto, fino al giorno antecedente la consultazione. Dalla mezzanotte del giorno prima del voto scatta il silenzio elettorale e ogni distribuzione di nuovi volantini è vietata. Nei pressi dei seggi (di norma entro 200 metri) la distribuzione è vietata durante le operazioni di voto.
Servono autorizzazioni per il banchetto in piazza?
Sì. Per banchetti, gazebo o distribuzione organizzata in aree pubbliche serve autorizzazione o SCIA al Comune, e in alcuni casi il pagamento di canoni di occupazione suolo pubblico. Verifica sempre il regolamento del tuo Comune prima di programmare i banchetti.
Posso fare un volantino divertente o creativo per distinguermi?
Lo sconsiglio. Un volantino divertente distrugge la fiducia (primo driver di voto), riduce la chiarezza del messaggio, espone a satira degli avversari e mette a disagio i militanti che dovrebbero distribuirlo. La creatività deve stare nel titolo e nell’idea, mai nella grafica.
Il volantino del programma serve davvero se nessuno lo legge?
Sì, paradossalmente. Nessuno legge davvero il programma punto per punto, ma tutti gli elettori vogliono sapere che esista. Il fatto stesso che tu abbia un programma stampato e distribuito comunica serietà, lavoro fatto, rispetto per chi vota. È un segnale, non un testo da leggere.
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